Abruzzo  I Borghi più belli d'Italia      Tagliacozzo Turismo

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Guida Turistica


BORGHITALIA

COME ARRIVARE
IN AUTO
Da ROMA (80km): Autostrada A24 (casello Tagliacozzo)
Da NAPOLI (200km): A1 (uscita Frosinone), Superstrada del Liri fino ad Avezzano, SS Tiburtina Valeria
Da L’AQUILA (50km): Autostrade A24 e A25 (casello Magliano), SS Tiburtina Valeria
Da PESCARA (120km): Autostrada A25 (casello Magliano)
IN TRENO
Ferrovia Roma – Pescara (stazione di Tagliacozzo, in centro)

NUMERI UTILI
Informazioni Turistiche: 0863.610318

IL NOME
Numerose ipotesi si affacciano all’orizzonte degli studiosi di etimologia per quanto riguarda l’origine del nome di questa Città, tuttavia la più credibile fa derivare il nome di Tagliacozzo dai termini latini Talus (= Taglio) e Cotium (= Roccia), quindi: taglio nella roccia; e ciò a specificare anche la toponomastica dove si è sviluppato l’insediamento urbano ossia in mezzo alla fenditura che divide il monte.

LO STEMMA
Nello stemma della città di Tagliacozzo sono rappresentati due guerrieri con elmo coronato i quali con la sinistra sostengono un mantello e con la destra impugnano due spade in atto di volerlo pacificamente dividere. Il mantello simboleggerebbe il territorio Marso ed Equo e i due guerrieri coronati sarebbero quindi i capi delle due regioni che proprio in questo luogo fissano il loro confine.
Il motto, risalente circa al XVI secolo, recita “Taleacotium Ducatus Amplissimus Caput Marsorum” (= Tagliacozzo, amplissimo Ducato, capitale dei Marsi).

LA STORIA
Il territorio era stato abitato nell’antichità prima dagli Equi poi dai Marsi, fiero popolo mai domo e grande combattente.
Esistono sicuri cenni storici di un abitato, nell’attuale località alta di Tagliacozzo, a partire dall’XI secolo.
Prima di allora si sono ritrovati, in alcuni testi imperiali Carolingi del 964 e del 998, riferimenti al Monastero di S. Cosma, altrimenti detto “In Heloritu” (cioè in un bosco di alloro).
Prima ancora sussistono tracce di insediamenti in grotte, alcuni addirittura in epoca Neolitica e nell’ Età del Bronzo.
Il centro abitato di cui si è detto si sarebbe sviluppato attorno a tre Parrocchie – S. Nicola, S. Egidio e S. Pietro – e comunque nella parte alta dei monti Arunzo e Civita, che sovrastano l’attuale città.
Nel corso dell’XI secolo il territorio fu inglobato nella Contea dei Marsi, enucleata dal Ducato Longobardo di Spoleto e attribuita, nel 926, a Berardo il Francigeno, capostipite del casato Berardi.
Nel 1074 ci sarebbe stato, nel territorio in questione, un centro abitato che, avente base nel castello sul monte Civita, si estendeva verso il basso. Nel 1173 il feudo passò ai De Pontibus, antica famiglia della zona.
Nel 1268, 23 agosto, il territorio e precisamente i Piani Patentini furono teatro della famosa Battaglia di Tagliacozzo, tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò; essa segnò il destino d’Europa in favore degli Angioini sugli Svevi, favorendo ancora per secoli il potere temporale del Papa. Fu vinta con uno stratagemma ideato da Alardo di Valery che sgominò le truppe avversarie, ormai sicure della vittoria e senza più difese, giungendo alle loro spalle di nascosto. Dante ricorda tale battaglia nel XXVIII canto dell’Inferno.
In tale occasione si consolidò il potere dei De Pontibus che appoggiarono Carlo D’Angiò. Questi, sotto la spinta Papale, che temeva la forza antagonista di un impero centrale voluto dagli Svevi, lottava per l’affermazione degli Stati Nazionali. Con il matrimonio di una dei De Pontibus con Napoleone Orsini, il possesso del feudo passò a quest’ultima famiglia, che lo mantenne fino alla metà del XV secolo.
Si ricordano in particolare Rinaldo (per il grande sviluppo territoriale impresso alla Contea – divenuta tale nel 1250 circa) e Giacomo, Cardinale (che ne concretizzò lo sviluppo economico). Quest’ultimo fu peraltro uno dei protagonisti, dopo lo scisma d’occidente, nelle contese per la limitazione del potere temporale del Papa.
Nel 1400 circa il Papa Alessandro V, quale premio per l’appoggio ottenuto in una contesa territoriale, staccò la Contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli e lo aggregò allo Stato Pontificio, confermandone la titolarità a Giacomo Orsini. Intorno al 1410 gli Orsini ottennero di aprire in Tagliacozzo una Zecca che creò, nel tempo, due monete: prima il “Bolognino” e poi il “Cavallo”.
Agli Orsini di Roma – ramo che si estinse – subentrarono nel possesso della contea gli Orsini di Bracciano, che, in particolare con Roberto Orsini, determinarono il massimo splendore di Tagliacozzo favorendo la costruzione di palazzi nobiliari e la realizzazione di molte opere d’arte.
La famiglia Orsini, proprietaria di altri feudi e con un potere che andava dal Tirreno all’Adriatico, nel 1497 fu privata dal Papa del feudo – divenuto Ducato – di Tagliacozzo, assegnato invece alla famiglia Colonna, che lo tenne fino al 1806, (Il primo duca fu Odoardo, famosi furono poi Prospero e soprattutto Marcantonio, coinvolti pienamente nelle contese dell’epoca). Con tale nuovo dominio il centro del Ducato si spostò gradualmente verso Avezzano, dove fu ampliato il castello costruito dagli Orsini.
Iniziano per Tagliacozzo secoli oscuri, che resero la Città poco inserita nell’evoluzione maturata nei restanti territori e meno disponibile ai vari miglioramenti sociali. In questi periodi si ricordano solo tre personaggi di spicco: Giovanni Capoccio, uno dei 13 italiani vittoriosi nella famosa Disfida di Barletta (Novembre 1503); il matematico ed astronomo Andrea Argoli (1570 – 1649) e la poetessa Petronilla Paolini Massimi (1663 – 1729). E’ incerta invece l’origine Tagliacozzana di Gaspare Trigambi, il primo chirurgo estetico italiano, morto a Bologna nel 1599.
Tuttavia ancora nel 1794 Tagliacozzo risultava il centro più popoloso della zona, con circa 12.000 persone.
Dopo l’unità d’Italia, non pienamente condivisa nel territorio, Tagliacozzo fu toccata dal fenomeno del Brigantaggio, per il quale si ricorda in particolare l’attività del Brigante Boryes (invero generale borbonico) che godeva nella zona di varie protezioni. Egli però fu catturato e poi fucilato nelle vicinanze di Tagliacozzo l’8/12/1861. In quello stesso anno nella zona vi furono violenti moti contro il nuovo stato Piemontese, sedati con grande spargimento di sangue.
Tagliacozzo diviene, con l’inizio del 1900, una importante sede di villeggiatura, specie per i romani facoltosi. Ciò si prolungò, dopo una stasi nel periodo dell’ultima guerra, fino agli anni ’70.
Tuttora è meta turistica e di ferie, invernali ed estive, per la salubrità dell’aria, per la bellezza dei luoghi e per la bontà della sua cucina.

IL GENIUS LOCI
E’ un’emozione passeggiare nella zona antica di Tagliacozzo.
Si passa da una piazza meravigliosa, tra le più armoniche e scenografiche del Centro Italia, a viuzze che danno la sensazione di ritornare indietro di qualche secolo.
Ogni casa, ogni apertura è sormontata da un frontone, piccolo o più grande, rovinato dagli anni o ancora in buono stato, indizio spesso di un’importante casata o di un’attività artigiana.
Ci si imbatte poi in un angolo di natura amena, con un fiume che precipita dall’alto e che si incunea, dopo un centinaio di metri, in un cunicolo sotterraneo, mentre sulla sua destra si innalza una pineta che invita il viandante a percorrerla in salita, verso la vetta del monte.
Da un’altra parte ci si ritrova dinanzi la facciata di una Chiesa, sulla quale campeggia uno splendido rosone, ricco d’arte e di sacralità.
Pochi passi e si ammira una scalinata che si avvolge a gradini bassi e larghi, dalla quale ci si attende quasi di veder discendere gli antichi abitanti, in abiti da festa, per recarsi alla messa domenicale.
E che dire di un’immagine da cartolina che ti prende dentro quando varchi l’archetto romano e ti trovi ad ammirare case abbarbicate alla roccia, fin su la cima della stessa?
Allora capisci davvero di essere in un luogo unico ed irripetibile, testimone di secoli di storia e di tradizioni.

LA MEMORIA DEGLI UOMINI
Per i tantissimi tagliacozzani che, per necessità o per lavoro, hanno da decenni lasciato il loro paese, quest’ultimo appare molto diverso, specie se osserveranno la parte nuova, al di qua dell’arco romano, i palazzi e le ville, i nuovi rioni e le nuove strade. Poi però basterà superare l’arco verso l’interno ed allora ritroveranno la Tagliacozzo di sempre, quella che è rimasta nei loro ricordi, nel loro sangue, quella della Piazza dell’Obelisco ove da ragazzi hanno giocato, hanno passeggiato, hanno amoreggiato.
Questi luoghi, quest’aria, questi profumi antichi spiegano come mai negli anni ’20, ’30 e ’40 il paese sia stato meta preferita di tantissimi romani di ottimo lignaggio, che hanno qui acquistato case e terreni.
E così si spiega anche quella sorta di malìa e di vera e propria “saudade” che inevitabilmente prende tutti i tagliacozzani che vivono altrove e che non vedono l’ora di ritornare perché qui, per loro, è l’ombelico del mondo, qui è il posto sulla terra nel quale è più dolce vivere.

IL PERSONAGGIO
Molti ed importanti furono i personaggi che nel passato diedero lustro alla città di Tagliacozzo e contribuirono a renderne il nome conosciuto nel mondo dell’arte, della scienza, della religione e della cultura in generale. Da un Giovanni VI, abate in Subiaco, che ebbe il privilegio di ospitare San Francesco allorché questi si recò a visitare il Sacro Speco, al diplomatico Giuliano Argoli inviato da Papa Alessandro VI per impedire la discesa del Re di Francia Carlo VIII in Italia. Il Beato Giovanni da Tagliacozzo, compagno di San Giovanni da Capestrano; Giovanni Capoccio, uno dei tredici cavalieri che nella celebre disfida di Barletta, vinse altrettanti cavalieri francesi; Fra’ Properzio Resta, Conventuale dottissimo, Procuratore Generale dell’Ordine e segretario personale di Sisto V; Ascanio Mari, valente artista rinascimentale ed allievo prediletto di Benvenuto Cellini; Gaspare Trigambi, celebre medico del XVI secolo, fu l’inventore della chirurgia plastica; Andrea Argoli, matematico e astronomo di fama mondiale; Petronilla Paolini Massimi, iscritta all’Accademia dell’Arcadia in Roma col nome di Fidalma Partenide, fu famosa poetessa del XVIII secolo; Luigi Gannantonii, pittore ritrattista e miniaturista. Per citarne alcuni.
Il Beato Tommaso da Celano, pur tradendo nella specificazione del nome l’origine non tagliacozzana, può però a buon diritto essere considerato figlio adottivo di questa terra, in quanto sia in vita, fondandovi uno dei primi insediamenti dell’Ordine, sia in morte, riposando le sue spoglie nella Chiesa di San Francesco, ha onorato la nostra Città con la sua santità, la sua cultura e la sua fama.

LA CURIOSITA’
Chi si trovasse a passeggiare, magari in una bellissima serata estiva, nella storica piazza dell’Obelisco, e magari si soffermasse in quel luogo a sorbire una bibita al bar, a chiacchierare con amici o a godersi uno spettacolo tra quelli che ogni sera d’estate vengono messi in scena anche in quella piazza, nell’ambito del Festival di Mezza Estate, avrebbe la sorpresa, intorno alle 22, di avvertire, netto e penetrante, un venticello freddo e insistente dal quale è opportuno ripararsi.
E’ l’ “Uscetta”, il caratteristico flusso d’aria fredda che, inevitabilmente, a quell’ora, attraversando la fenditura di roccia che da il nome al paese, giunge nella piazza a ricordare che ci si trova comunque a 750 metri sul mare e a riportare alla mente i paesaggi rupestri, battuti dal vento, tipici di queste zone.
Non a caso, all’angolo di quella stessa piazza, su di un muro annoso, spicca una incisione che ricorda come “Il 28 maggio 1723 fioccò (nevicò) a Tagliacozzo”.

DA VEDERE
II Castello: Era situato sulle pendici del monte Civita e rappresentava un naturale presidio al territorio. Probabilmente sorse nell’XI secolo, sulle rovine di un’austera fortificazione degli Equi. E’ una costruzione quadrangolare che resse con alterne fortune fino al XVII secolo assieme all’antica chiesa di S. Cecilia. Oggi è in totale rovina.
Le cinque porte: La città che si sviluppa all’interno delle mura aveva 5 porte: Porta Romana verso Roma; Porta Valeria all’opposto; Porta S. Rocco adiacente ai Palazzo Ducale; Porta da’ Piedi (o Porta dei Marsi) nel paese basso e Porta Corazza verso il fiume Imele. Le ultime due probabilmente nacquero, in relazione all’ampliamento del paese, alla fine del XIV secolo.
Chiesa di S. Maria del Soccorso: E’ citata nella bolla del Papa Pasquale II, datata 25.02.1115 (allora chiamata S. Maria in Furca perché situata in una gola di montagna e cioè tra i monti, Arunzo e Civita). Dell’antica chiesa restano solo due locali posteriori. Nell’arco dei secoli subì vari interventi di ristrutturazione e fu diversamente ornata e affrescata. Taluni dipinti sono di pregevole fattura. Da ricordare che la leggenda vuole la Chiesa costruita da Carlo D’Angiò per ringraziare la Madonna della propria vittoria su Corradino di Svevia. Tale leggenda e però fasulla giacche la Chiesa è sicuramente più antica della battaglia.
Le antiche parrocchie: Nel paese alto sono ancora visibili (e funzionanti in talune occasioni) le antiche parrocchie. Esse sono: S. Egidio (che alcuni vogliono risalente al 1188 in quanto sarebbe citata in una bolla papale) con caratteristici blocchi di pietra e con l’interno baroccheggiante; S. Nicola, risalente al 1074 con un interno curato, con cassettonato ligneo e pregevoli dipinti; S. Pietro, citata nella suddetta bolla del 1188, di stile romanico e lunette decorate; S. Antonio Abate, risalente probabilmente alla prima metà del ’400, dipendente dall’Ordine Costantiniano.
S. Cosma e Damiano: La chiesa più antica e più ricca di pregio. Risale sicuramente all’VIII secolo. Annessa al collegato monastero, presenta uno stile romanico. Apparteneva all’ordine dei Bendettini di Montecassino e fu causa di lunghe contese tra il papato e il vescovo dei Marsi. Ospitò, alla fine della sua vita, il beato Oddo da Novara, monaco certosino che vi morì e vi fu sepolto. Fu sede di culto intenso, con diritto di seppellirvi i defunti per più di un secolo, dal 1230 al 1380. Importanti sono le opere artistiche che ne fanno parte, con particolare riferimento al portale, al rosone, al campanile, alla facciata, all’altare centrale. Significativi anche i dipinti di autori non di secondo piano. L’annesso, austero monastero di pari antichità è tuttora sede di monache di clausura. Vi è custodito il quadro detto “Volto Santo“, riproduzione della Veronica del Cristo, icona molto venerata dai fedeli cui è dedicata anche una importante festa.
Palazzo Ducale: E’ il capolavoro dell’arte cittadina, molto depauperato da incuria e da interventi inappropriati è oggi in fase di restauro. Risale al XIV secolo e fu sicuramente terminato il 20 aprile 1336, come emerge da un contratto reperito in Roma, rogato da Orso Orsini. Inizialmente aveva un solo piano; fu elevato ed ingrandito da Roberto Orsini nella seconda metà del ’400. Altre modifiche furono apportate quando passò dalla famiglia Orsini ai Colonna ma restano i simboli di entrambe le famiglie su tanti particolari dell’edificio. Sono moltissimi gli elementi che testimoniano la bellezza artistica del Palazzo: le finestre istoriate, le bifore, le sale ornamentali, i dipinti, gli scaloni e particolarmente la Cappellina centrale ove sono ancora visibili affreschi di grandissimo pregio. Altri affreschi ed altri ornamenti sono conservati al Museo di Celano per consentire nel Palazzo Ducale i lavori di restauro.
II Teatro Talia: Inizialmente convento benedettino, poi soppresso nel 1652 e adibito a teatro nel 1686. Deturpato da un incendio nel 1860 fu ristrutturato e riaperto nel 1888. Con alterne fortune continuò ad essere utilizzato come teatro e finanche come cinematografo. Nuovamente deteriorato da un incendio nel 1960 è stato, dopo lunghe vicissitudini burocratiche, riaperto, totalmente restaurato e rinnovato, nel 2002. Ha una sobria ed elegante facciata con un bel frontone. Con tre ordini di palchi, può ospitare circa 220 persone.
Chiesa e Convento di S. Francesco: La Chiesa viene datata al 1115 per essere citata in una bolla papale con il nome di S. Maria in Eloreto o anche extra Moenia. Ricostruita nel XIII secolo fu dedicata a S. Francesco, la cui presenza in Tagliacozzo sembra però non del tutto certa. Sicuramente viene citata in un’altra bolla papale nel 17.06.1252. Fu impreziosita dagli Orsini e poi dai Colonna. Fu poi ristrutturata all’inizio del ’600 anche con la costruzione del chiostro adiacente, affrescato, interamente e pregevolmente, con vicende della vita di S. Francesco e genealogia francescana. Resa barocca nel XVIII secolo con evidente stacco rispetto al passato, fu chiusa per effetto degli editti napoleonici nel 1809 ed adibita a servizi comunali vari. Restaurata nel 1960, con ritorno alla iniziale sobrietà, ha ripreso la sua vocazione di sede francescana. Bellissimi la facciata e l’antichissimo portale; davvero un capolavoro il rosone gotico con fregi orsiniani. L’interno è spazioso ed austero con molti lavori bronzei e lignei. Ospita la tomba del Beato Tommaso da Celano, primo biografo di S. Francesco.
Piazza Obelisco: una delle piazze più armoniche di tutto l’Abruzzo, è il centro pulsante della città sin da tempi lontani. Prima chiamata Piazza da’ Piedi. E’ contornata di eleganti palazzi, taluni ben ristrutturati ed altri in un certo degrado. Si notano interessanti bifore, un loggiato con archi a tutto sesto e finestre rinascimentali. Nel passato era circondata da portici con pilastri, chiusi poi nel 1810 per ordine di Gioacchino Murat, Re di Napoli. Al centro vi era il “Pilozzo“, sedile di pietra per debitori insolventi esposti alla pubblica gogna. Verso il 1825 fu sostituito da una fontana con obelisco in onore di S. Antonio da Padova, protettore della città.
Chiesa della Misericordia: Dedicata a S. Giovanni decollato è datata al XVI secolo; interessanti il portale ed il timpano ed alcuni dipinti all’interno. E’ sede territoriale dei Cavalieri di Malta.
Chiesa dell’Annunziata: Anticamente molto piccola e sede ospedaliera. Riscattata dai domenicani – il 06.12.1584 – che la ricostruirono. II pregevole portale d’ingresso o quello di un’antica chiesa della zona, fondata nel 1475 da Roberto Orsini e dedicata a S. Giovanni Battista. Fu più volte ristrutturata, ivi compreso il convento annesso, poi soppresso nel 1809. Alquanto pregiati i dipinti all’interno.
Santuario di Maria SS dell’Oriente: Collocato nelle immediate vicinanze di Tagliacozzo, risale al XIV secolo se non al XIII, epoca della sacra immagine ivi venerata, scampata alla furia iconoclasta di Leone III Isaurico e pervenuta avventurosamente in Italia. La Chiesa fu più volte ristrutturata e in modo radicale nel 1868. Coevo a tale epoca fu creato il convento dei Frati minori francescani, ultimato nel 1913. Quasi distrutti dal terremoto del 1915, chiesa e convento subiscono altri restauri terminati nel 1978. Pregevoli le decorazioni absidali e quelle della navata e della cupola. In alcuni locali è ospitato un pregevole Museo con molti interessanti reperti archeologici, libri antichi e preziosi ex voto.
Nelle frazioni di Roccacerro e Tremonti: resti di castelli medievali; a Villa S.Sebastiano: chiesa madre di S.Bartolomeo, con statua del santo, eseguita da un allievo del Canova nel 1811; a Marsia: villaggio turistico e piste da sci.

PIACERI E SAPORI DEL BORGO
La gastronomia tagliacozzana rimanda ai sapori semplici e invitanti della buona cucina d’Abruzzo e più in generale risente degli influssi della gastronomia partenopea e romana. Per questo motivo grazie ad una vasta gamma di prodotti base derivanti dalle coltivazioni agricole dei Campi Palentini e della piana del Fucino, nonché dagli allevamenti e dai pascoli dei monti circostanti, è possibile gustare numerosi piatti che nel loro complesso costituiscono un sano e variegato regime alimentare, proprio delle zone di montagna. La pasta all’uovo fatta in casa, la polenta di farina di mais, le prelibate carni d’agnello e di vitello, la secolare tradizione della lavorazione della carne di maiale con salsicce, prosciutti, lonze, coppa, fegatelli e ancora salami, guanciali e pancetta, sono gli alimenti più rappresentativi della cucina tagliacozzana. La produzione dei dolci è caratterizzata poi a seconda del periodo dell’anno e delle ricorrenze: quindi a Natale la pizza con le noci e le nivole ripiene; a Carnevale le frittelle e le zeppole con castagnole al miele e nocchietelle; a Pasqua la pizza omonima e i “fauni”; “cavallucci” e “palombelle” delle monache benedettine sono i dolci tradizionali della Festa del Volto Santo nella Domenica in Albis. E ancora gli ottimi biscotti con semi di anice, mostaccioli al cioccolato, barachiglie ripiene di marmellata, amaretti alle mandorle, fette di pan di spagna, ciambelle al vino o con la glassa di zucchero.

GLI EVENTI
Numerosi e interessanti sono gli eventi che caratterizzano l’attività culturale di Tagliacozzo. Le tradizionali feste patronali nel periodo estivo e la Festa del Volto Santo, celebrata annualmente la domenica successiva alla Pasqua.
Importante è la manifestazione in onore di Ascanio Mari, artista rinascimentale, che si svolge nella seconda settimana di luglio. Durante i tre giorni dell’evento possono ammirasi figuranti in abiti d’epoca, saltimbanchi, giocolieri, teatranti da strada. Nelle locande improvvisate lungo i suggestivi percorsi del borgo è possibile degustare, nella magica atmosfera di antiche rievocazioni, piatti tipici del Rinascimento.
Nell’ultima settimana di luglio si svolge la Rassegna Internazionale del Folclore.
In agosto in concomitanza con l’ interessante e nota manifestazione cinematografica “Tagliacozzo Film Festival” ha luogo il prestigiosissimo “Festival Internazionale di Mezza Estate” con spettacoli di Danza, Musica e Teatro.
Durante l’anno poi Associazioni Culturali che operano nel territorio organizzano concerti, eventi e interessanti convegni e conferenze sui temi più vari e con la partecipazione di famosi personaggi del mondo della politica, della cultura e della solidarietà.

I MUSEI E LE GALLERIE
Il Museo Orientale ha sede nel Convento dell’omonimo santuario. Racchiude una vasta collezione di reperti archeologici provenienti dall’Asia, dal Medio Oriente e dalle zone più occidentali dell’Impero Romano; inoltre custodisce un’interessante mostra di dipinti ex-voto donati alla Vergine che va dal XVII al XIX secolo.
Non mancano durante i mesi estivi i vernissage di artisti che espongono le loro opere nelle restaurate sale dei palazzi del centro storico, nel Chiostro di San Francesco nella Piazza dell’Obelisco.
Una ricca biblioteca comunale è aperta tutti i giorni (esclusi il sabato e la domenica) dalle 9.00 alle 13.00 presso il Convento di San Francesco.

I DIVERTIMENTI
Tagliacozzo è una città a vocazione turistica, da sempre le occasioni e i locali per il divertimento degli ospiti e degli abitanti del luogo sono molti e vari.
Nella graziosa cornice del Teatro Talia è possibile assistere durante l’anno a spettacoli e concerti.
Recentemente è in pieno esercizio uno degli Ippodromi più grandi e prestigiosi del Centro Italia. Altri galoppatoi offrono opportunità di svago agli appassionati di equitazione.
Un moderno complesso sportivo, situato fuori l’abitato, consente di svolgere attività fisica e agonistica.
Sono in funzione campi da tennis, piscine, acquascivoli, piste da bowling, e discoteche.

Localizzazione

Regione

Regione Abruzzo

Provincia

Provincia dell’Aquila

Area territoriale omogenea

Marsica

Superficie del territorio comunale

ettari 8940
Località e Frazioni

Colle San Giacomo

Gallo

Poggetello

Poggio Filippo

Roccacerro

San Donato

Sorbo

Tremonti

Villa San Sebastiano

Marsia

Consorzio Stradale di Marsia
Popolazione (dati al 31.12.2009)

Maschi

3.424

Femmine

3.579

Totali

7.003

Denominazione abitanti

tagliacozzani
Codici

Codice avviamento postale (CAP)

67069

Prefisso telefonico

0863

Codici Istat

Regione: 013

Provincia: 066

Comune: 066099

Codice catastale

L025
Associazionismo istituzionale

ANCI

Comunità Montana Marsica 1

Patrimonio storico, artistico, culturale

Club I Borghi più Belli d’Italia

Per saperne di più

terremarsicane

marsica.it
wikipedia

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